• L’Egitto dopo Mubarak: una battaglia non ancora finita

    11 febbraio 2011, una data che segna una svolta nella storia dell’Egitto. Una svolta voluta e cercata con le unghie e con i denti, con la fame e la stanchezza, ma soprattutto con molte vittime e feriti. L’esigenza, non più prorogabile, di una svolta che, unendo e riunendo il popolo egiziano, lo ha tenuto in piedi solo per combattere contro un regime dittatoriale ormai insostenibile e veder chiudersi un’era, nella speranza di una democrazia portatrice di cambiamenti radicali. Ciò nonostante, questa democrazia sembra rimanere ancora una speranza. A seguito della caduta del Presidente Mubarak e del passaggio del paese nelle mani delle forze armate, dichiaratesi impegnate a revocare lo “stato di emergenza” trentennale, le recenti ed attuali vicende egiziane, dimostrano, infatti, quanto sia ardua questa conquista democratica e quanto la transizione non stia seguendo la tanto auspicata strada del pacifismo e della  trasparenza.

    Le proteste, gli scontri, i gas lacrimogeni, e soprattutto le morti continuano a caratterizzare il paese.  Piazza Tahir, simbolo della rivoluzione egiziana, torna a riempirsi, ma non ancora con un’immagine di democrazia. Le ultime notizie parlano di due soldati egiziani ripresi mentre trascinavano una donna a terra strattonandola per la maglietta, lasciandola in biancheria intima e prendendola a calci, di donne in protesta che sono state arrestate e vittime di orrendi abusi, di giornaliste aggredite sessualmente. A confermare tale panorama, interviene Asmaa Mahfouz, l’egiziana di 26 anni che, pochi giorni fà, ha ricevuto il Premio Sacharov del Parlamento Europeo 2011 per i diritti umani:  la giovane premiata ha parlato di una “battaglia niente affatto finita”, spiegando che “al momento in Egitto la situazione è in mano a uomini che gravitavano nella sfera di Mubarak” e che “la cacciata del presidente dittatore non può finire con la consegna del Paese ai militari”. A ricevere il Premio Sacharov 2011 per i diritti umani, è stato anche il libico Ahmed al-Sanusi.

    La Libia, un altro capitolo “di sangue”: oggi, la situazione è sull’orlo del caos, tra scontri, attentati e voci che girano su una nuova guerra segreta contro al-Qa’ida nel Maghreb, la strada verso una Libia stabile e sicura si preannuncia ancora lunga.

    Quando inizierà un futuro davvero di primavera?

    “Non esiste una democrazia perfetta, ma esiste l’impegno a costruirne una”. Questa frase, nata durante la premiazione Sacharov del Parlamento Europeo 2011 per i diritti umani, dovrebbe essere presa come un invito a dei cambiamenti democratici concreti.

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