• L’Iran e il nucleare

    Dal mancato rispetto della legalità e dei diritti umani, dall’assenza dei più elementari principi della democrazia trasformatasi in stragi civili ingiustificate e brutali, dal rifiuto di ottemperare agli obblighi internazionali sino alla strada per il nucleare intrapresa dall’Iran, è ormai noto quanto questo paese continui a destare preoccupazioni e paure per l’Occidente.

    Proprio a gennaio, l’Iran decide di rilanciare il confronto con l’Occidente con la condanna a morte di una presunta spia di origine americana e con l’apertura di un nuovo sito per l’arricchimento dell’uranio. Il test della prima barra di uranio prodotta nel Paese è già avvenuto “con successo”. Teheran non accenna a rallentare il programma, incrementando gli stock di uranio arricchito al 3.5% e al 20% a disposizione, ma, ovviamente, i fini pacifisti del nucleare, asseriti da parte dell’Iran, non sono affatto rassicuranti per l’Occidente. Il programma nucleare iraniano suscita nella comunità internazionale preoccupazioni per i sospetti di una sua dimensione militare, accentuatisi dopo la pubblicazione, il 18 novembre 2011, dell’ultimo Rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), il primo dei documenti ufficiali dall’Agenzia a contenere un capitolo interamente dedicato a possibili obiettivi militari del programma nucleare di Teheran, rapporto che dichiara assolutamente insufficiente il livello di collaborazione fornita sinora dalle autorità iraniane all’Agenzia per escludere l’esistenza di obiettivi militari del programma nucleare nazionale.

    Nei confronti dell’Iran sono state adottate, dal 2006, sanzioni in ambito ONU, volte a bloccare il trasferimento di armi e di strumenti potenzialmente utili al programma nucleare e comprendenti travel ban e assez freeze per soggetti coinvolti. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno adottato, in adesione alle sanzioni ONU e nel quadro di una strategia di doppio binario volta a spingere l’Iran ad accettare un negoziato costruttivo sulla questione, misure restrittive più forti, mirate ad un consistente numero di persone ed entità iraniane ed estese ad ampi settori di commercio, transazioni finanziarie e assicurazioni. Queste misure sono assolutamente necessarie e rappresentano l’unica possibilità per ottenere dall’Iran il rilancio dei negoziati. La questione del petrolio è tra quelle che desta maggiori preoccupazioni. Mettere in crisi il finanziamento del  programma nucleare iraniano, sanzionando la Banca Centrale Iraniana, diventa obiettivo dei ministri degli Esteri dell’Unione europea che hanno dato il via libera all’embargo petrolifero contro l’Iran. Ciò nonostante, l’Iran continuando a sostenere gli scopi esclusivamente civili del proprio programma nucleare, risponde che le sanzioni saranno un fallimento, ed alimenta la tensione minacciando la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa quasi il 40 per cento del traffico petrolifero mondiale. La chiusura dello Stretto di Hormuz porterebbe ad un innalzamento violento del prezzo dei barili, con le ovvie ripercussioni sul traffico mondiale del greggio. Oltre all’embargo sul petrolio, sono stati congelate le trattative sull’oro e su altri metalli preziosi con la Banca Centrale Iraniana. L’entrata in vigore delle sanzioni è stata posticipata al 1 luglio 2012, per permettere ai Paesi fortemente dipendenti dal petrolio iraniano, in primis la Grecia, di trovare soluzioni in mercati alternativi.

    Le sanzioni sono fondamentali perché rappresentano non solo una modalità di pressione contro il regime iraniano ma, dimostrano soprattutto che, quando c’è compattezza, l’Unione Europea è in grado di acquisire un ruolo capace di dotare di efficacia tanto le azioni che pone in essere, quanto i diritti che vuole ottenere. E’ ora di dire basta alle minacce ed ai ricatti, l’ Europa chiede con forza che l’ Iran torni al tavolo del negoziato.

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