• La difficile situazione in Siria

    Il 15 febbraio 2012 il Parlamento Europeo ha presentato una proposta di risoluzione comune sulla gravissima situazione in Siria, che continua a peggiorare.

    Innanzitutto dal marzo 2011, ossia dall’inizio della violenta repressione operata in Siria nei confronti dei manifestanti pacifici, si sono drammaticamente intensificate le uccisioni sistematiche, gli atti di violenza e le torture. Le forze armate e di sicurezza siriane continuano, imperterrite, a reagire con uccisioni mirate, torture e arresti di massa; le forze governative assediano e bombardano città e villaggi in tutta la Siria. La situazione, ormai, rende molto difficile procurarsi cibo e medicinali. Secondo alcune stime delle Nazioni Unite, le rivolte che durano da undici mesi hanno provocato più di 5 400 vittime, benché sia difficile ottenere dati aggiornati a causa del totale isolamento di alcune aree, tra cui alcune zone di Homs.  Molte altre migliaia di persone sono state ferite, almeno 69 000 sono state arrestate, delle quali circa 32 000 sono state successivamente liberate, e circa 12 400 sono fuggite nei paesi confinanti. Inoltre, secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per quanto riguarda l’infanzia, la situazione è altrettanto orribile: centinaia di bambini sono stati uccisi e altre centinaia sono stati arbitrariamente arrestati, torturati e sottoposti ad abusi sessuali durante la detenzione.

    Le numerose promesse di riforma e amnistia del presidente Bashar al-Assad non sono mai state onorate, questo ha, ovviamente, fatto perdere ogni credibilità e legittimità al regime, portando la comunità internazionale a chiedere a più riprese le dimissioni del presidente.

    Le uccisioni non lasciano via di scampo nemmeno a chi svolge il proprio lavoro: un giornalista francese è stato ucciso e uno olandese è stato ferito mentre svolgevano il proprio ruolo fondamentale di fornire informazioni indipendenti sugli eventi in Siria; le autorità siriane stanno negando l’ulteriore accesso al paese ai giornalisti internazionali; le testimonianze dei profughi siriani, le notizie fornite dai cittadini che si trovano in Siria e le immagini caricate da telefoni cellulari grazie a connessioni satellitari indipendenti continuano a essere la principale fonte di informazioni provenienti dal paese.

    Ad appesantire la situazione concorrono la Federazione russa e la Cina che, il 4 febbraio 2012, hanno posto il veto ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite relativo alla richiesta della Lega araba per un processo politico inclusivo e pacifico guidato dalla Siria. La Russia, inoltre, continua a vendere armi e altro materiale bellico al regime siriano, oltre ad avere una base navale in Siria. Oltre all’embargo sulle attrezzature militari destinate alla Siria, il 18 febbraio 2012 sono entrate in vigore nuove misure restrittive dell’Unione Europea contro il regime siriano, compreso il divieto di esportazione di apparecchiature destinate ad essere usate dal governo siriano per il controllo delle telecomunicazioni, il divieto di partecipare ad alcuni progetti di infrastrutture e di investimenti in detti progetti e ulteriori restrizioni sui trasferimenti di fondi e la fornitura di servizi finanziari.

    In risposta all’aumento della violenza e alle gravi preoccupazioni per la sicurezza, gli Stati Uniti hanno chiuso la propria ambasciata in Siria e Francia, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito, Germania e Belgio hanno dovuto richiamare i propri ambasciatori. Dal marzo 2011 decine di migliaia di profughi siriani hanno cercato rifugio in Turchia, la quale sta svolgendo un ruolo sempre più importante a livello internazionale nell’opposizione alla violenza in Siria.

    Per quanto riguarda il Libano, qui, la terribile situazione in Siria ha già un impatto negativo e fa temere un imminente effetto domino al di là del confine che avrebbe, quindi, ripercussioni nell’intera regione, con conseguenze e implicazioni imprevedibili.

    Si parla di veri e proprio crimini contro l’umanità, infatti, il Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto il deferimento della Siria alla Corte penale internazionale con quest’ accusa.

    Dinanzi a questo pesantissimo scenario, il Parlamento Europeo, attraverso la risoluzione, ha deplorato il fatto che la Russia e la Cina abbiano esercitato il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per bloccare il progetto di risoluzione sulla Siria, votando in tal modo contro la proposta di transizione pacifica avanzata dalla Lega araba, ed ha ribadito il suo appello in particolare alla Russia e alla Cina, affinché assumano le proprie responsabilità per garantire che cessi immediatamente la violenta repressione del popolo siriano.

    Inoltre, nei confronti della Russia, principale fornitore straniero di armi del governo siriano, il Parlamento Europeo, ha chiesto di interrompere immediatamente le spedizioni di armi in Siria, chiedendo anche all’Unione Europea di redigere una lista nera delle società che forniscono armamenti alla Siria.

    Il Parlamento Europeo, attraverso questa risoluzione, si è battuto, quindi, per il popolo siriano, sostenendo con forza l’aspirazione di quest’ultimo, a garantire il pieno rispetto della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali nonché per assicurare migliori condizioni economiche e sociali che possano permettere una transizione pacifica ed effettiva verso la democrazia.

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