• La vicenda dei due marò italiani in India lascia senza parole, soprattutto l’Unione Europea.

    I due militari italiani del reggimento San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone,  in servizio di protezione contro la pirateria a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie sono stati arrestati in India con l’accusa dell’uccisione di due pescatori, ai quali avrebbero sparato da bordo della petroliera stessa. Inizialmente in stato di fermo presso le autorità indiane nello stato del Kerala, ad oggi sono in arresto con l’accusa di omicidio volontario nei confronti di due pescatori indiani. Qui inizia quello che rischia di diventare un pericolosissimo caso diplomatico tra Italia ed India, già da anni in buoni rapporti dal momento che il Belpaese lo ha da tempo considerato un “partner commerciale strategico”.

    La criticità del caso è data dal fatto che la giustizia indiana ha fatto sapere di volersi occupare direttamente del caso e l’articolo 302 del Codice penale indiano prevede la “pena di morte o l’ergastolo e una multa” in caso di incriminazione, rinvio a giudizio, processo e condanna.

    L’ingiustificabile inerzia e il silenzio dell’Unione Europea, di fronte a un caso diplomatico, che si rivela sempre più pericoloso, hanno ovviamente portato l’Italia a richiamare e ad esigere urgentemente un sostegno diplomatico da parte dell’Unione Europea. Oltre al Ministro della Giustizia, Paola Severino, l’appello è stato lanciato anche dai maggiori partiti, Pdl e Pd. “Le istituzioni comunitarie dovrebbero intervenire a sostegno delle’azione diplomatica intrapresa dall’Italia a tutela dei diritti fondamentali di due suoi concittadini”. Dall’interno stesso dell’Unione Europea, gli europarlamentari hanno “dovuto” chiedere alla stessa, aiuti e reazioni palesemente necessarie. Visto che l’Italia è il terzo contribuente comunitario per le spese del funzionamento della sede istituzionale di New Delhi. Ciò nonostante,  per il momento nemmeno una parola si è levata né dalla baronessa Ashton né dai rappresentanti dell’Unione Europea in India in favore di un’immediata liberazione. Così l’interrogazione, cofirmata da me e da altri colleghi, è stata indirizzata a Catherine Ashton, il “ministro degli esteri” dell’Unione europea, con lo scopo di sollecitare un intervento di Bruxelles sulla vicenda.

    Diverse centinaia di cittadini indiani, hanno poi colto l’occasione per radunarsi a Kollam, presso l’abitazione del magistrato responsabile del caso, dando luogo ad una manifestazione di protesta contro l’Italia e facendo trasparire una latente antipatia nei confronti del Belpaese, che come novità, si è visto attribuire il titolo di “Paese con leader mafiosi”.

    Alla luce di tali eventi, la diplomazia europea tace e non dà segni di interesse alcuno per un caso che rischia di diventare un vero e proprio scontro diplomatico.

    Il tribunale di Kollam ha, inoltre, respinto mercoledì una richiesta per la presenza di esperti italiani alla perizia balistica sulle armi recuperate sulla «Enrica Lexie». Molti punti dell’episodio rimangono difficilmente comprensibili. Nonostante i ripetuti tentativi di escludere l’Italia dalle indagini in loco, un dato rilevante a discapito delle acque indiane, si trae da fonti della FAO: il peschereccio Saint Antony colpito rientrava dalla pesca dei tonni, orbene in questa stagione le aree di pesca del tonno sono situate intorno allo Sri Lanka, a sud-est del porticciolo di Neendakara, base del Saint Antony. Da qui, i motivi di inattendibilità delle testimonianze indiane: i pescatori hanno affermato di aver sempre navigato in acque indiane e quindi non potevano incontrare l’Enrica Lexie che navigava verso nord a oltre 30 miglia dalla costa. La pesca del tonno in quelle acque pare sia, da anni, motivo di vere e proprie battaglie navali tra pescherecci dei due Stati, situazione che, a marzo, dovrebbe dar luogo ad un negoziato a Nuova Delhi per risolvere la questione tenuto conto che le acque dello Sri Lanka sono anche infestate da pirati.

    Come se non bastasse, i proiettili trovati sul Saint Antony non sono del calibro 5,56 millimetri utilizzato dai fucili del San Marco, si ipotizza, quindi, che i due pescatori possano essere stati colpiti dai kalashnikov utilizzati nello Sri Lanka! Oltre al calibro, inoltre, la traiettoria degli stessi fa capire che i colpi erano provenienti da un livello pari a quello del peschereccio e non da una petroliera!

    Troppa ingiustizia, troppe contraddizioni e troppi nodi che, di certo, meritano tutto fuorché il silenzio.

    Se oltre all’Italia anche l’Unione Europea interverrà per la salvaguardia dei due marò, che per giunta navigavano in acque internazionali, forse si potrebbe giungere ad una soluzione: l’Italia e l’India non possono lavorare da soli su un caso diplomatico del genere, che sta prendendo davvero una brutta piega.

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