• La dignità perduta degli europei

    “Le changement c’est maintenant”. Il cambiamento è adesso. Con queste parole il neo presidente della Repubblica francese François Hollande ha esordito nella corsa all’Elise, ed proprio dal cambiamento avvenuto in Francia che a mio avviso si deve partire per riconsegnare dignità a un’Europa spaesata e lontana dalla gente.

    L’ascesa all’Eliseo del socialista Hollande segna un passaggio doloroso per quanti di noi hanno creduto e sostenuto il sogno mai realizzato di Nicolas Sarkozy. Mi ha colpito il lungo discorso di commiato dell’’inquilino uscente che, tra le tante cose, ha affermato di voler tornare a essere un francese tra i francesi. Ed è proprio questo l’errore che un politico non deve mai commettere: allontanarsi dal popolo, da chi ti ha dato la possibilità di divenire il suo rappresentante. La vittoria di Hollande con 51,67%, quel soffio di voti strappati ai neo-gollisti non è altro che la conseguenza di un vuoto politico, una lacerazione troppo profonda per essere sanata. In Francia gran parte delle regioni sono storicamente di centro destra e lo ha dimostrato l’inaspettato risultato al primo turno del Front National di Marine Le Pen. Non è un caso che un quinto degli elettori ha votato per lei, per le sue ricette ultra-protezioniste e per il suo dichiararsi vicina ai francesi, a sostegno dell’economia reale del paese, cosa che non ha fatto il “destro” Sarkozy, troppo impegnato a difendere e sostenere la politica rigorista di Angela Merkel.

    Non c’è alcun dubbio che la crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo parta da lontano, originata dallo scoppio della bolla dei “mutui subprime” negli Stati Uniti. Ma la ricetta per arginarla non può arrivare da chi ha concorso ad alimentarla. C’è bisogno di un serio intervento politico affinché si restituisca, in tempi brevi, dignità al popolo europeo, lasciato solo ad affrontare una crisi troppo difficile da superare.

    Ne è la dimostrazione anche il drammatico risultato delle elezioni in Grecia. I due partiti che hanno sostenuto l’Austerity, Nea Dimokratia e Pasok, si trovano a dover fare i conti con una frammentazione politica che renderà difficile il compito di creare un nuovo governo. Parliamo di due partiti che complessivamente, nel passato, hanno raggiunto il 79% dei voti: con i risultati di oggi, non arrivano al 40%. Il paradossali risultati delle ali estreme, dei comunisti del KKe e dei neonazisti di Alba dorata, guidati da Nikolaos Mikalioliakos, dimostrano l’indignazione di un popolo che non si sente protetto dai propri rappresentanti. Crollano i partiti pro-euro, la possibilità che il paese ellenico esca dall’euro cresce esponenzialmente perché per costituire il popolo europeo, non basta imporre una moneta unica. C’è bisogno di un disegno politico chiaro e unitario.

    Poco importa se i partiti europei che in questo momento dominano la scena siano di destra o di sinistra. Non è questo il punto. Il vero problema è che tutti i maggiori partiti che hanno governato finora stanno scomparendo sotto le macerie di una politica miope, troppo attenti agli interessi particolari delle banche e poco allo sviluppo delle comunità territoriale. Anche il risultato delle ultime elezioni amministrative in Italia ha fatto registrare una dura sconfitta del Pdl e dei partiti che in questo momento appoggiano il governo Monti. E’ necessario un confronto costruttivo, soprattutto all’interno del Popolo della Libertà, per cambiare il corso della politica e riconquistare la fiducia degli italiani.

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