• UE, reciprocità per un dialogo costruttivo con la Cina

    Sostenuto da una crescita di quasi il 10% l’anno, l’economia cinese negli ultimi mesi ha subito un duro arresto, scendendo all’8,1% nel primo trimestre del 2012. E’ indubbio che la decelerazione della crescita in Cina sia strettamente legata alla crisi economica dell’Unione europea, primo destinatario delle esportazioni.

    A tal proposito ieri il Parlamento europeo ha approvato la proposta di risoluzione per far sì che sia applicato il principio di reciprocità nella politica commerciale comune dell’UE con i paesi sviluppati, e in particolare con la Cina. Per ripristinare una concorrenza equa e garantire condizioni più omogenee, è a mio avviso auspicabile una maggiore apertura nei confronti della Cina, ma a condizione che tali obiettivi siano accompagnati da decisioni forti da parte delle autorità cinesi in materia di diritti umani, di accesso al mercato, di controllo degli investimenti esteri, di protezione dei diritti di proprietà intellettuale e di rimozione delle barriere tecniche al commercio. Per aprire una nuova fase di relazioni commerciali, la Cina dovrebbe ridurre le barriere commerciali elevate nei confronti delle merci Ue, sostenendo in questo modo l’aumento delle esportazioni del Vecchio continente. Inoltre, le imprese europee non possono oggi investire in Cina in condizioni analoghe a quelle che sorreggono gli investimenti cinesi in Europa.

    Anche la partecipazione delle imprese europee agli appalti pubblici cinesi è fuori portata e al di là dei problemi connessi all’esistenza di complesse regolamentazioni, i volumi e i settori degli appalti pubblici restano ristretti e non conformi alle regole internazionali che costituiscono seri fattori di esclusione per le imprese europee.

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