• Ripartire da zero per costruire un grande partito di centrodestra

    Rifondare il Pdl per non vanificare un ambizioso progetto: costruire il più grande partito di centrodestra europeo. Affinché il desolante risultato delle ultime elezioni amministrative non decreti la fine di quello che tutti noi con grande fatica abbiamo concorso a realizzare, è necessario individuare un percorso politico nuovo, senza demagogismi e false promesse. Occorre ripartire da ciò che ci appartiene, dalla base, protagonista indiscussa del nostro sistema democratico. Ripartire da zero, non è un semplice slogan dietro cui nascondersi, ma un invito a non gettare la spugna, a non perdere la grande occasione di dar concretezza a quei valori che da sempre ci contraddistinguono. La mobilitazione popolare che ha preso il via lo scorso 26 maggio, e che coinvolgerà per tutto il mese di giugno, le principali città italiane ha decretato l’inizio di un cambiamento importante all’interno del Popolo della Libertà, perché “Ripartire da zero”, vuol dire impegnarsi a costruire una terza Repubblica incentrata esclusivamente sulla partecipazione del popolo italiano.

    Abbandonando quel moderatismo tanto caro agli insider di palazzo, il Pdl deve avere il coraggio di rifondare se stesso per riconquistare il Paese. La politica ha il compito di dar risposte certe a quanti gridano richieste di aiuto. Non possiamo non ascoltare le imprese italiane, strozzate da una tassazione senza precedenti. Alle prese con prestiti bancari che non arrivano, perché quei circa 225 miliardi che la Banca Centrale Europea ha prestato agli istituti di credito italiani tra dicembre e febbraio, purtroppo, non sono finiti nelle tasche degli imprenditori italiani, cui non è concessa neanche la possibilità di accedere a piccoli finanziamenti. Non c’è dunque da stupirsi se la percentuale di mortalità delle imprese italiane è così alta, poiché la mancanza di liquidità non fa girare il motore dell’economia reale del Paese.

    Inoltre, non possiamo non ascoltare le richieste di aiuto dei nostri giovani, vittime di una disoccupazione crescente a cui non vogliono e non devono abituarsi. Uscire dall’empasse occupazionale significa anche concorrere a modernizzare il nostro sistema d’istruzione, per creare una classe dirigente all’altezza delle sfide poste in essere da un sistema economico sempre più globalizzato. Mi trovo d’accordo con quanto dichiarato dal governatore della banca d’Italia, Ignazio Visco, in merito all’incentivazione della flessibilità nel mercato del lavoro, ma per non alimentare quella che è definita la “fuga dei cervelli”, dovremmo disporre di risorse economiche adeguate e stabili, in grado di sostenere i nostri talenti, a vantaggio del Paese.

    Se è vero che sono gli individui ad essere in gran parte responsabili di quanto accade nella vita associata degli uomini, la classe politica, come supremo rappresentante del popolo ha il dovere di indirizzare e sostenere quanti si trovano in difficoltà. Non dimentichiamo che il centrodestra ha sempre vinto grazie al pragmatismo, vero segno distintivo del nostro comune sentire. Quindi ripartiamo da un progetto concreto e soprattutto dalla sua realizzazione.

     

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