• E’ questo il tempo degli Stati Uniti d’Europa

    In una lettera inviata al marchese de la Fayette, George Washington, futuro primo presidente degli Stati Uniti, scrisse: “Un giorno, sul modello degli Stati Uniti d’America, gli Stati Uniti d’Europa avranno modo di esistere”. E’ necessario ripartire dalla storia per analizzare ciò che sta accadendo in questi giorni, poiché non possiamo deludere e tradire la lungimiranza di Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Joseph Bech, Winston Churchill e Robert Schuman. Leader “visionari”, ispiratori di un progetto di pace e tolleranza a cui lavorarono instancabilmente per creare l’Unione europea in cui viviamo oggi.

    La tentazione antieuropeista che ci ha lasciato tutti con il fiato sospeso nei giorni scorsi, fortunatamente non ha prevalso: il popolo greco ha liberamente scelto di restare nella moneta unica e di non cedere ai facili escamotage proposti dalla sinistra radicale di Syriza. Le forze filo-europeiste dei conservatori di Nea Dimokaratia hanno raggiunto il 29,7 dei consensi contro il 26,9 di Siryza. Terzo è il partito socialista Pasok, con il 13,1%, permettendo così alla nuova alleanza di avere i numeri per una maggioranza assoluta in parlamento, in grado di mantenere gli impegni presi con Bruxelles e con il Fondo monetario internazionale. Il nuovo esecutivo che Antonis Samaras si appresta a formare avrà il difficile compito di far ripartire il Paese, e non per obbedire agli opinabili appelli lanciati da alcuni esponenti politici alla vigilia del voto, ma per dimostrare di essere fiero di far parte della grande famiglia europea e di poter vincere questa dura battaglia. L’apocalittico parere del premio Nobel per l’economia, Paul Krugman, sull’improbabile uscita della Grecia dalla crisi economica e sulla conseguente uscita dall’euro, è vero solo in parte. E’ fuor di dubbio che tutti noi abbiamo compiuto un grande errore adottando la moneta unica prima di creare un’identità politica in grado di porre l’Europa al centro di uno scenario globale, ma non è abbandonando questa idea che riusciremo a uscire dalla crisi. La politica rigorista adottata finora a livello comunitario non ha ottenuto i risultati sperati perché l’Ue ha bisogno di crescita, non solo di rigore. Anche i francesi hanno scelto di consegnare la maggioranza in parlamento al nuovo presidente Hollande, tagliando definitivamente la testa alla pseudo destra Nicolas Sarkozy e ribadendo la voglia di procedere con l’integrazione europea, che non vuol dire sudditanza nei confronti del popolo germanico. “L’era Merkozy è finita”, scrive la stampa tedesca, e credo sia arrivato il momento che anche la cancelliera Angela Merkel se ne renda conto, per evitare di finire nell’angolo. Il disegno d’integrazione politica va portato avanti, non possiamo permettere che il ”Nein” di Berlino all’ipotesi di rinegoziazione del debito greco e di emissioni di eurobond mini la sopravvivenza dell’Unione europea. In più, a far tremare l’Europa, persiste l’instabilità di una delle nazioni protagoniste delle rivolte arabe. L’Egitto non è in grado di dotarsi di una nuova Costituzione definitiva, il parlamento è stato sciolto in base ad una sentenza della Corte costituzionale secondo cui il sistema elettorale misto ha invalidato la regolarità del voto. Purtroppo, il desolante scenario che si è aperto con le ultime elezioni presidenziali non lascia margini di speranza: o si ritorna al vecchio regime rappresentato da Ahmed Shafiq, oppure, si sceglie di consegnare il paese al conservatorismo religioso di Mohammed Morsy. Lo scontro tra le due forze politiche non coinvolge solo i giovani liberali di piazza Tahrir, che seguitano a sacrificarsi per una democrazia che tarda ad arrivare, ma tocca da vicino tutti noi. Da che parte si schiererà l’occidente? Il destino dell’Egitto post-Mubarak sarà decisivo per l’Unione e per il Mediterraneo intero. Occorre evitare, dunque, che l’Egitto finisca vittima delle pressioni fondamentaliste e controrivoluzionarie. Questo è uno degli impegni politici che l’Europa deve affrontare perché, se prevalessero le forze estremiste, la rivoluzione egiziana si trasformerà in un’altra occasione sprecata.

     

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