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    Marsiglia capitale europea della cultura 2013. Il viaggio e l’occasione perduta.

    Ho avuto l’onore di prendere parte, in qualità di coordinatore del gruppo PPE della Commissione Cultura del Parlamento europeo, alla delegazione di eurodeputati che hanno potuto constatare con i propri occhi gli straordinari risultati ottenuti da Marsiglia, Capitale europea della Cultura 2013.

    Marseille, una città che nell’immaginario comune si associa spesso all’omonimo clan malavitoso, un centro portuale che accoglie a sé navi da tutto il mondo, con annessi traffici leciti ed illeciti, coinvolta più volte in torbide storie di cronaca nera e di prostituzione. Da qualche anno a questa parte, questa città ha saputo risorgere dalle sue ceneri attraverso la cultura e il turismo.
    Oggi Marsiglia è la città dell’arte, della rinascita culturale e sociale, dove le diverse multiculturalità, etnie e religioni si fondono in un connubio di solidarietà, tolleranza e integrazione. Il capoluogo della Provenza ha visto nascere ben 60 cantieri, tra recuperi, riconversioni e nuove costruzioni. Sorgeranno cinque nuove aree distrettuali: il waterfront e l’area di rappresentanza del progetto Cité de la Méditerranée. Il nuovo centro direzionale e residenziale Joliette. Saint Charles, che ospita la stazione ferroviaria e il suo intorno. Il polo Culturale della Belle de Mai, realizzato attraverso la conversione di edifici industriali preesistenti in strutture di produzione culturale e mediatica. Rue de la Républic, la via centrale che connette Place de la Joliette con il porto antico e la Canabiére.
    Tanto per citarne una, è una città che è riuscita ad allestire in un dismesso hangar del porto, proprio sulla darsena dove partono e arrivano i traghetti per la Grecia e l’Algeria, una bellissima mostra su Le Corbusier, ed un altro magazzino è stato trasformato in un teatro da 2000 posti sempre pieno di appuntamenti e manifestazioni culturali.
    Ve lo immaginate lo stesso in Italia? Se pensiamo a quanto sia geograficamente vicina Marsiglia ai nostri confini ed allo stesso tempo distante anni luce dal punto di vista culturale e sociale, possiamo solo rabbrividire.
    Perché il nostro Paese è così folle da non voler investire nel turismo, nella cultura? L’Italia possiede al suo interno circa il 20% dei beni artistici, monumentali e archeologici mondiali, immaginate quanti finanziamenti, investimenti, lavoro, occasioni, economia potrebbero girare nel nostro Belpaese solo attraverso la valorizzazione del terzo settore.
    Perché non ci riusciamo? Forse perché la nostra informazione sembra essere presa esclusivamente dal raccontare le trame interne al Pd e al Pdl, a scovare il nuovo scandalo sui fondi pubblici e il nuovo processo a Berlusconi. Forse perché anche gli italiani preferiscono sentire tutto questo e della Cultura e del turismo non interessa.
    Nel frattempo ho avuto modo di vedere come i giornali d’oltralpe ed europei, a differenza nostra, abbiano l’interesse a raccontare tutto questo, di come siano contenti di descrivere quel qualcosa di buono fatto a Bruxelles.
    Francamente, il quadro che si prospetta è desolante. Che questa sia un’altra occasione perduta dall’Italia è indubbio, anche se in cuor mio credo ancora fortemente negli italiani e nell’Italia. Credo sia possibile un giorno vedere Napoli e Palermo liberate dalla schiavitù delle mafie ed essere elette capitali europee della Cultura. Credo in un’Europa dei popoli più vicina agli europei e meno alle banche. Credo in un futuro in cui cultura e turismo possano rappresentare i pilastri fondamentali per la nostra economia e non più un capitolo di spese da tagliare per fare spazio a rigore e finanza.
    Ci credo, perché non sono un illuso.

    Clicca qui per vedere gli articoli pubblicati dalla stampa francese: http://www.marcoscurria.eu/wp-content/uploads/2013/11/Tous-les-4-articles.pdf

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