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    DIARIO POLACCO

    GIORNO II – Mercoledì 4 dicembre 2013

    Sveglia presto, colazione. Alle 10,30 ci attende l’Ambasciatore italiano. Siamo in attesa del timbro per poter entrare in carcere.
    In ambasciata ritroviamo molti dei parenti dei ragazzi che avevamo lasciato solo qualche ora prima. Un giornalista della Rai li intervista.. dare risonanza a quello che sta avvenendo qui è importante. È anche per questo che i nostri cellulari cominciano a suonare a ritmi forsennati.. C’è fame di sapere cosa sta succedendo, anche fuori dai canali della diplomazia e delle ricostruzioni “ufficiali”.
    Giorgia Meloni ci chiama per sapere come va, concordiamo con lei che di lì a poco avrebbe chiamato Letta per chiedergli di incontrare i familiari domani. Mettiamo loro a disposizione il nostro ufficio stampa per richiedere un incontro ufficiale.
    Prendiamo un taxi e dopo un tragitto di 40 minuti raggiungiamo Balolieka, che durante il regime comunista veniva considerato “il carcere dei dissidenti”.
    Da qui passarono tanti protagonisti di Solidarnosc e della dissidenza anti-sovietica. Qui stanno oggi i nostri ragazzi.
    La concomitanza del vertice italo-polacco di domani qui a Varsavia e la scarsità numerica del personale diplomatico fa sì che siamo soli, senza interprete né personale diplomatico al seguito.
    Ci avventuriamo in improbabili comunicazioni con le guardie all’ingresso fino a quando uno pseudo-responsabile accenna qualche parola in inglese.
    Ci aspettavano ma ci fanno rifare la trafila praticamente daccapo. Dopo lunga attesa ci spostano verso un’ala del carcere con delle salette utilizzate per i colloqui con i detenuti.
    Siamo in una palazzina verde relativamente nuova ma giusto di fronte a noi le palazzine grigie raccontano di un carcere tardo-sovietico piuttosto fatiscente.
    Una secondina che parla inglese fa da tramite tra noi e i vari responsabili.
    Finalmente ci portano alcuni dei ragazzi detenuti. Siamo stati autorizzati per vederne due a testa, tra quelli in attesa di giudizio.
    Quelli già condannati per direttissima invece non possiamo incontrarli, l’autorizzazione avrebbe richiesto troppo tempo.
    Stanno complessivamente bene, per quanto si possa stare bene in una prigione, ma stanno certamente meglio dei primissimi giorni quando nei diversi commissariati in cui erano detenuti sono stati sottoposti a trattamenti indegni di un Paese civile. Due giorni e passa in manette, senza acqua, con scarsissimo cibo, senza avvocato e senza possibilità di contattare nessuno fuori. Ora va meglio ma ciò nonostante sono molto preoccupati.
    Hanno poche notizie dall’esterno, non tutti hanno i genitori qui a Varsavia. C’è chi li ha molto anziani o non in condizione, fisica o economica, di potersi muovere.
    Fino a ieri non era consentito ai parenti visitarli, da oggi finalmente è stato possibile.
    Sono generalmente in cella con altri italiani ma nelle ultime ore sono stati smistati e non è raro che abbiano in cella anche polacchi, ma non esclusivamente polacchi.
    Di questo, della durata dell’ora d’aria (più tendente alla mezz’ora che all’ora) e di altre questioni di vivibilità parleremo di lì a poco con il Direttore del carcere, ottenendo garanzie che speriamo verranno mantenute.
    Alcuni dei ragazzi sono caduti dal pero quando ci hanno visto, altri sapevano che saremmo arrivati, uno aveva preparato un biglietto che recapiteremo alla sua compagna.
    Li rincuoriamo, gli facciamo capire che non sono soli e che c’è un mondo là fuori che si sta preoccupando di loro, anche se qualcuno tardivamente come il nostro governo.
    Parlando con loro rimettiamo insieme frammenti di quanto avvenuto giovedì pomeriggio: i tifosi laziali in corteo dal centro verso lo stadio, alcuni di loro (tutti dicono pochissimi) che lanciano oggetti contro gli agenti, la polizia che carica, tutti cominciano a correre e si ritrovano in una strada chiusa con gli agenti che a quel punto arrestano tutti.. i pochi probabilmente colpevoli e la massa di gente che si è trovata lì praticamente per caso e senza aver fatto nulla. Avendo qualche dimestichezza con le cose di stadio e di piazza non stentiamo a crederlo.
    Da lì inizia il calvario che abbiamo ricostruito.
    Uscendo dal carcere incontriamo la fila dei parenti che entrano a visitarli.. Stremati, preoccupati ma in fondo felici di poter finalmente vedere i loro ragazzi.
    Ci ringraziano, per noi è tempo di ripartire. Saliamo sul taxi verso l’aeroporto, riaccendiamo i cellulari e veniamo subissati di messaggi e chiamate. Alcuni commenti sui social, per fortuna pochi, lasciano interdetti: gente che spara sentenze senza nulla conoscere dei fatti e probabilmente senza aver mai messo piede in uno stadio.
    E allora ci tocca chiarirlo ancora una volta.
    Noi non siamo venuti qui a sostenere per forza di cose che siano tutti innocenti, ma a dire alcune cose chiare:
    - chi ha sbagliato paghi, tenendo conto del fatto che grazie a Dio nessuno si è fatto male e che le pene devono essere proporzionate;
    - innocenti o colpevoli, hanno diritto alla difesa, a un giusto processo e a condizioni di detenzione civile. Non in quanto ultras ma in quanto persone;
    - i diritti degli italiani non si possono calpestare impunemente;
    - vanno velocizzati i tempi per definire le posizioni di ognuno dei 22 e arrivare alla scarcerazione rapida e per questo il governo si deve svegliare e deve esercitare il massimo delle pressioni sulle autorità polacche;
    - non lasceremo cadere quello che è accaduto agli altri 130, detenuti senza prove e in condizioni indegne, prima di essere lasciati andare;
    - pretendiamo risposte dal governo italiano sulla gestione di questa trasferta che, nonostante fosse considerata a rischio dopo i fatti dell’andata, non ha visto operare sul campo gli agenti italiani che abitualmente seguono le nostre tifoserie in trasferta, proprio per prevenire problemi di questo genere.
    Ovunque i diritti degli italiani vengono calpestati Fratelli d’Italia c’è.

    GIORNO I – Martedì 3 dicembre 2013
    L’operazione “Polonia #senzapaura” nasce martedì all’ora di pranzo.
    Il governo riferisce alla Camera sulla vicenda dei tifosi laziali detenuti in Polonia. E’ stata una richiesta di Fratelli d’Italia, anche stavolta il governo non ha brillato per interventismo.
    Giorgia Meloni inchioda l’Esecutivo alle sue responsabilità e ricorda come sia ormai diventato consuetudine, ad ogni latitudine, calpestare i diritti dei cittadini italiani.
    Ricorda l’assurdita’ di 150 arresti per presunti scontri che non hanno visto ne’ feriti ne’ danni. Ricorda i soprusi e le privazioni che gli arrestati hanno raccontato di aver subito durante il fermo presso i commissariati di Varsavia.
    Ne nasce un concitato giro di telefonate.
    Abbiamo deciso, si parte.
    Il tempo di avvisare l’Ambasciata italiana a Varsavia e richiedere di avviare le pratiche per poter visitare i ragazzi in carcere domattina.
    Uno da Bruxelles e l’altro da Milano, atterriamo a Varsavia intorno alle 21,30.
    Il tempo di prelevare qualche zloty per il taxi e passare in albergo a lasciare le valigie e raggiungiamo l’ambasciata, dove ci attendono i parenti dei ragazzi con l’avvocato che li sta assistendo.
    I più giovani sapevano del nostro arrivo, quelli della Nord dell’Inter li avevano avvisati.
    Ci presentiamo e veniamo accolti da un applauso… avevano appena finito di vedere l’intervento di Giorgia su youtube e ci dicono “grazie, voi di Fratelli d’Italia siete stati gli unici..”.
    Passiamo con loro un’ora in cui raccogliamo tutti gli elementi giuridici e non solo.. incazzature, recriminazioni, angoscia per le condizioni dei ragazzi in carcere, speranze.
    Si sono sentiti per troppi giorni abbandonati, soltanto nelle ultime ore hanno potuto visitare in carcere i loro ragazzi, vorrebbero portarli a casa prima possibile ma hanno sete di giustizia.
    Poco dopo saliamo dall’Ambasciatore.
    Con lui facciamo il punto su tutti i canali diplomatici aperti e sulle pressioni che ancora si possono effettuare.
    Abbiamo gia’ presentato un’interrogazione parlamentare europea per fare luce su abusi e maltrattamenti dei giorni scorsi..ma queste cose hanno tempi lunghi e ora l’urgenza e’ riportarli a casa.
    Dieci di loro hanno subito una condanna per direttissima. Sono accusati di aggressione a pubblico ufficiale sulla base di testimonianze degli agenti di polizia e di misteriosi filmati che nessuno ha mai potuto visionare. Nel loro caso, verrà presentata istanza di scarcerazione su cauzione e il tribunale del riesame si dovrà esprimere entro 7-10 giorni.
    Gli altri dodici sono in attesa di giudizio, accusati nientepopodimenoche di “adunata sediziosa”. Oggi gli e’ stato prospettato un patteggiamento con versamento di 450 euro, condanna a 2 anni con condizionale, Daspo europeo di 2 anni.
    Il bello e’ che nessuno sa in cosa sia effettivamente consistito questo reato e che gli avvocati non hanno ancora potuto visionare i fascicoli.
    Domattina andremo a trovarli in carcere. Avremmo voluto incontrarli tutti ma siamo stati autorizzati soltanto per due a testa.
    Rimane il tempo per qualche ipotesi.. c’è chi ci racconta di una manifestazione politica del 21 novembre scorso finita male e della partita con la Lazio come l’occasione migliore per dimostrare all’opinione pubblica locale che la polizia polacca avrebbe saputo ancora usare il pugno di ferro.
    Le tensioni dell’andata, quando i tifosi del Legia avevano messo a ferro e fuoco il centro di Roma tentando l’assalto al Colosseo e all’Altare della Patria, giustificavano i timori delle autorità.
    Ora siamo qui, i parenti si aspettano dalla politica e dalle istituzioni un sussulto di dignità. Reclamano a gran voce l’innocenza dei loro ragazzi.
    Giovedì Letta sara’ qui a Varsavia per un vertice, tutti si aspettano che faccia forti pressioni sui polacchi e, se possibile, incontri i parenti dei ragazzi.
    L’impressione di essere davanti ad un sopruso e a provvedimenti davvero fuori misura e’ lampante.
    Quello che si può fare ora e’ far sentire loro che non sono soli (e, nel nostro piccolo, siamo qui apposta) e agire per via diplomatica per accorciare il più possibile i tempi della giustizia.
    Poi qualcuno dovrà pagare per questa follia, ma di questo ci occuperemo quando tutti saranno a casa.

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